Finalmente: passa alla Camera (ora speriamo anche al Senato) la proposta di permettere ai praticanti di fare l’esame dei giornalisti con il computer. Finora è regnato l’assurdo anacronismo dell’obbligo alla macchina per scrivere. Se tutto va bene, andrà via uno dei segni più lampanti dell’incapacità di aggiornarsi da parte di un ordine professionale (e anche da parte di molti dei suoi membri).
Prima o poi noi giornalisti tecnologici ci metteremo d’accordo e faremo un prontuario all’uso di direttori e caporedattori di riviste generaliste, per la scelta dello spazio da dare agli argomenti. Di volta in volta, in base agli aggiornamenti subiti da una società sempre più hi-tech. Non per arroganza, ma per esasperazione: ogni volta che mi incontro con qualche collega sento sempre le stesse storie, la difficoltà a far capire ai capi quanto certi temi siano ormai diventati importanti anche per il grande pubblico. Per esempio: ormai i videogame fatturano di più del cinema e hanno molti più utenti dei film; e allora perché i settimanali abbondano di paginate di cinema e ai videogame un pezzo lungo ogni tanto? E poi se se ne propone uno dopo soli sei mesi dal precedente, ci si sente dire che è troppo presto. Ma lo stesso non vale per il cinema, con le sue rubrichette fisse.
Mah
Esame giornalisti, quasi sì al computer
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{ 6 commenti }
Per me il cinema è cultura, i videogames no.
Se ti riferisci, per esempio, a l’Espresso (settimanale su cui pubblichi), sono ben contento che si dedichi una pagina in più al cinema e non una in più ai videogames. Potrei solo tollerare una rubrichetta da dieci righe, giusto perché c’è qualcuno che è interessato all’argomento. Certo ci si potrebbe chiedere perché si dedichi spazio alle marchette più o meno celate alle griffe di abbigliamento, gioielli, etc.e non ai videogames. Che? i soldi dei videogames fanno schifo e quelli di Dior no?
Non mi piace molto che lo spazio che si da all’informazione sia proporzionato al fatturato e alle entrate pubblicitarie, ma è così che va il mondo, pare.
Per il resto, concordo con te sul fatto che molti giornalisti, redattori, direttori, etc. siano tecnologicamente arretrati.
Il cinema è cultura? Ma quale cinema? Solo alcuni film…altri, di cui pure tanto si parla, sono equivalenti a videogiochi per spessore culturale. Di contro, alcuni videogame, come Halo 3, così noti e dotati di una trama spessa, in un certo senso sono cultura, cultura popolare di massa
Sì, mi riferivo a certo cinema, non “Natale in crociera” né “Die Hard”, per quanto li possa comunque preferire a qualsiasi videogioco. Sarà che non gioco per niente. Comunque è ragionevole pensare che si dia loro un poco di spazio, sebbene io li detesti. 🙂 Poi bisogna anche considerare il tipo di lettori che ha un periodico, i videogames prendono una fascia di giovane età, non sopra i 30-35. I settimanali a cui ti riferisci sono comprati da una quota considerevole di questa categoria di lettori?
Ci sono alcuni stereotitipi da sfatare sui videogame e di cui cadono vittima appunto i suddetti caporedattori: in Italia l’età media dei videogiocatore è 33 anni
Sebbene di anni ne abbia 25, ho solo giocato al pc fino a 17-18, e pochissimo; inoltre non ho mai avuto una console. Quindi sono più o meno ignorante sull’argomento, come già avevo spiegato. Tu hai introdotto un’argomentazione statistica. Bene.
Affermi che l’età media sia di 33 anni, però quando si parla di dati statistici occorrerebbe anche indicare la varianza, ma non è un problema in una discussione su un blog. 🙂 In base a ciò, considerando una distribuzione gaussiana, potrei pensare che ci siano tanti giocatori di 10 anni, quanti ce ne sono di 56. E che ce ne siano tanti di 16 quanti di 48. E’ evidente che o vivo fuori dal mondo (continuo a veder giocare tanti sedicenni, ma di allegri cinquantenni che giochino a PES non ne conosco neanche uno) oppure il modello descrive male la realtà.
E’ più ragionevole considerare altri modelli (tipo chi quadrato o robe del genere) che siano più “spanciati” verso le fasce basse di età, mentre scendano molto più velocemente superata la media. Pertanto l’ipotesi che avevo fatto di 30-35 anni come età massima non era poi tanto malvagia, considerato che è stata fatta a naso da un ignorante in materia. Se hai dei link a degli studi, sono ben contento di leggerli, perché mi hai incuriosito.
Ripeto, bisognerebbe vedere se i settimanali in questione siano poi letti dai 30enni-40enni; sicuramente è difficile trovare degli adolescenti che lo facciano, visto che già leggono poco i quotidiani.
Io che di anni ne ho 19 la penso esattamente come AlphaKappa.
A differenza dei miei coetanei i videogiochi li detesto,oltre a trovarli mortalmente noiosi,penso siano un enorme perdita di tempo,per non parlare dei costi elevati rispetto al prezzo di un ingresso al cinema,per non dimenticare che il cinema è anche un buon pretesto per uscire e socializzare con gli altri,anzichè restare rintanati tra le mura domestiche estraniandosi sempre più dal mondo esterno.
Ci tengo a sottolineare la mia totale approvazione nei confronti di chi ama questo genere di passatempi,non ho nulla in contrario,solo forse non riesco ad entrare in quell’ordine di idee.
Diciamo per concludere che un film per scadente che sia,riesce sempre a farmi riflettere,probabilmente per ciò che anche il miglior videogame non è in grado di fornirmi,una trama che rispecchi la realtà o perlomeno verosimile,che vada a sostenere il lavoro rappresentato da attori “in carne ed ossa”.
Mi auguro di non esservi sembrato troppo critico,ci tenevo semplicemente a precisare come sia contento di vedere giornalisti ed editori ancora interessati ad una forma di intrattenimento costretta piano piano a soccombere lasciando prendere il sopravvento ad una più moderna ed in linea con le generazioni e la mentalità d’oggi.
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